Inclusività e rispetto: per Polti la diversità è arricchimento. Un esempio è DIMICOME, l’ultimo progetto sviluppato sul potenziale dei lavoratori immigrati

La diversità, quando varca le porte aziendali, può diventare un potente driver per lo sviluppo. Differenze di genere, ma anche di età, di provenienza e di background culturale diventano vere e proprie leve competitive, che ogni realtà contemporanea deve saper mettere a valore. La tanto discussa diversity transition, che investirà nel prossimo futuro imprese e organizzazioni, non coglie di sorpresa Polti, in cui rispetto e inclusività sono molto più di semplici vocaboli da scrivere sul codice etico. Un’azienda in cui le persone sono al centro dell’attività di ogni giorno, con le loro peculiarità e caratteristiche uniche che, in quanto tali, arricchiscono il vissuto quotidiano.

Perché se da un lato innovazione e sostenibilità sono i valori che da sempre caratterizzano il marchio nel mondo, dal 2009 (anno in cui Francesca Polti prese le redini della società) l’attenzione alla persona è diventata a pieno titolo il marchio di fabbrica. Valorizzare il capitale umano, anche con scelte coraggiose, è una prassi abituale, non solo uno dei tanti buoni propositi nel cassetto. Del resto, cosa ci si poteva aspettare da un’imprenditrice che da sempre crede nel talento e nel “metodo Montessori” applicato alle aziende?

In Polti dare valore alle persone è una best practice a tutti gli effetti, perché il successo di un’azienda, come quello di ogni progetto che si rispetti, si basa su una squadra in cui si respira un profondo senso di appartenenza e si condivide il sistema di valori. Anche l’ambiente lavorativo gradevole è una condizione essenziale: ogni componente del team deve essere messo nelle condizioni di esprimersi incentivando il giusto equilibrio tra vita professionale e privata, premiando il merito e sostenendo le unicità come valore aggiunto.

Polti vuole essere un’azienda inclusiva. Il genere, così come le altre caratteristiche secondo cui vengono identificate le persone, non costituisce mai una barriera d’ingresso. Lo dicono i numeri: la presenza femminile è intorno al 60% (113 donne in totale), i ruoli manageriali di livello più alto sono 12 e 5 sono ricoperti da donne (cui si aggiungono Francesca e Teresa Polti, rispettivamente Direttrice Generale e Amministratore Unico). Diverse, poi, sono le nazionalità - italiana, marocchina, algerina, ucraina, rumena, vietnamita, cinese e beninese -, così come le fasce generazionali, che vanno dai 20 anni fino ai 60, offrendo un parterre di punti di vista ed expertise diversificati e arricchenti, sia a livello sociale che professionale

Ogni impresa, del resto, è una piccola comunità, nella quale le caratteristiche di ogni componente portano sviluppo e sguardo verso più ampi orizzonti. Per questo Polti ha aderito al progetto “DimiCome - Diversity Management e integrazione: competenze dei Migranti nel mercato del lavoro”  segnalato dal sindacato FIM-CISL dei Laghi al referente della Fondazione ISMU (ente scientifico indipendente che promuove studi, ricerche, formazione e progetti sulla società multietnica e multiculturale, con particolare riguardo al fenomeno delle migrazioni internazionali) che ha effettuato lo studio co-finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI) in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano.

Il progetto è sviluppato in cinque regioni italiane - Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia e Veneto - e coinvolge altrettanti enti stranieri di Danimarca, Francia, Germania, Spagna e Ungheria; mira a promuovere l’integrazione dei migranti attraverso la valorizzazione delle loro peculiarità, massimizzandone l’impatto positivo sulla competitività aziendale. Tra gli obiettivi spicca lo scambio di buone pratiche e di esperienze di inclusione lavorativa dei migranti su scala nazionale ed europea, ma anche la sensibilizzazione alla diversità, il rafforzamento della figura del Diversity Management, l’individuazione di un repertorio di competenze trasversali legate all’esperienza migratoria e alla condizione di doppia appartenenza e, non da ultima, la consapevolezza del potenziale dei migranti tra gli imprenditori.

Polti ha partecipato al progetto con alcune interviste ai responsabili, su più livelli, che hanno all’interno del loro team personale straniero, per raccontare l’esperienza aziendale e condividerne le difficoltà e le opportunità.

Su https://www.ismu.org/progetto-dimicome/ tutte le info.